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La scomparsa di Ombretta Fumagalli Carulli - il ricordo di Roberto Giarola

Aggiornato il: mag 4

in rappresentanza del Comitato Tecnico Scientifico di ISPRO.



Ombretta Fumagalli Carulli è stata Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al coordinamento della protezione civile nel primo Governo Berlusconi. In quei pochi mesi, dal maggio 1994 al gennaio 1995, molti fatti sono accaduti e molti semi sono stati piantati. Quando questa insigne giurista, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura e, poi, della Commissione bicamerale Antimafia, Sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni nel precedente governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, si insediò nel palazzo di Via Ulpiano, la legge n. 225 aveva poco più di 2 anni e il sistema nazionale non aveva ancora interiorizzato né le novità organizzative né le visioni strategiche della nuova legge, intorpidito da alcuni anni in cui le emergenze di rilievo nazionale avevano dato tregua all’Italia. Pochi mesi dopo la disastrosa alluvione del Piemonte nel novembre del 1994, con i suoi 70 morti, segnò, drammaticamente, quell’esperienza, ma anziché piegare lo spirito e la volontà della ‘lady di ferro’ italiana, infuse ancora maggior forza e determinazione nella sua azione, consentendole di avviare alcune riforme, prima di tutto sul piano operativo, che daranno frutti negli anni a venire e segnarono la fisionomia del Servizio nazionale della protezione civile come lo conosciamo e viviamo ancora oggi.


Ho avuto il privilegio di iniziare il mio servizio nell’Amministrazione italiana giovanissimo, a soli 23 anni, come Segretario Particolare dell’on.le Fumagalli Carulli, seguendola in tutte e due le sue prime esperienze di governo, nel biennio 1993-1995, e devo a lei due delle esperienze più importanti che ho vissuto in quasi 30 anni di servizio pubblico.


La prima è la ferrea disciplina personale che la caratterizzava e che, in quei due anni di lavoro, imparai osservandola e cercando, non senza affanno, lo confesso, di seguirne il passo. Una disciplina che era ben più di una regola di vita. Una disciplina che, in lei, coniugava il senso profondo dell’impegno politico come testimonianza militante di fede e di vita con la volontà di svolgere in modo pieno, esemplare, addirittura sovrabbondante il proprio dovere. Quei due anni di servizio senza riposo e senza pause li ricordo come molto difficili, ma anche come essenziali. In quegli anni ho costruito, sotto la sua guida vigile ed esigente, la cassetta degli attrezzi che ancora oggi mi consente di svolgere le mie funzioni, spero, con una vérve almeno paragonabile alla sua.


La seconda è la scoperta -e l’innamoramento- del mondo della protezione civile italiana. Un legame che, per quanto io provi a sciogliere, riesce sempre a resistere e a rafforzarsi.


Per alcuni operatori del Servizio nazionale il nome di Ombretta Fumagalli Carulli è legato alla reazione, non certo immediata ed efficace, del sistema agli eventi alluvionali del novembre ’94, ma gli osservatori più attenti, invece, riferiscono a lei alcune innovazioni essenziali, che presero forma e vita nella sua visione e, poi, nella pratica, e che ancora oggi caratterizzano la protezione civile italiana per come la conosciamo. Ne voglio ricordare tre: la panificazione nazionale di emergenza, la consapevolezza della centralità del ruolo del volontariato organizzato e, infine, la concezione della funzione di coordinamento come funzione specialistica, da affidare a persone espressamente preparate e qualificate.


Fu lei, infatti, a gettare le basi del primo grande esperimento di pianificazione nazionale, avviando la preparazione del ‘piano Vesuvio’, sposando le indicazioni chiare e la lungimiranza di Franco Barberi, all’epoca presidente del Gruppo Nazionale Vulcanologia del CNR e, pochi mesi dopo, suo successore come Sottosegretario delegato alla protezione civile. Il concetto di uno strumento di gestione che tenesse ben stretto il legame tra la scienza e l’operatività nacque allora e da allora ha fatto così tanta strada che oggi lo consideriamo normale, scontato.


E fu sotto la sua guida che vide la luce, nel settembre del 1994, il primo Regolamento sulla partecipazione del volontariato organizzato alle attività di protezione civile: quel D.P.R. 613 del 1994 che accompagnerà l’integrazione del volontariato nel sistema nazionale gettando le basi per la riforma del 2001, con il riconoscimento della dimensione territoriale che è alla base del successivo D.P.R. 194. Alla sua sapienza di giurista va il merito di aver condotto in un porto sicuro quel primo regolamento, ottenendone l’approvazione convinta da parte di tutto il Governo.


E fu sempre lei che, preso atto -con la tagliente capacità di analisi che le era propria- dell’insufficienza di una risposta affidata ad operatori valenti, ma impreparati perché generici e addetti a funzioni diverse, comprese che per dare una svolta alle attività di recovery successive ai terribili giorni dell’alluvione servivano persone preparate e formate per fare solo quello: il coordinamento della risposta in emergenza. Da quell’intuizione nacquero due novità destinate a dare frutto per lungo tempo: anzitutto la selezione e l’organizzazione, all’interno del Dipartimento della Protezione Civile, di un piccolo gruppo di funzionari esperti di coordinamento, pronti a mobilitarsi sul territorio non appena e dove fosse necessario, chiamati a organizzare e dar corpo a quel coordinamento operativo che il Presidente Zamberletti aveva posto a fondamento dell’azione pubblica in materia di protezione civile. E poi, subito dopo, i primi corsi per ‘disaster manager’, pensati per diffondere sul territorio, nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni quelle stesse attitudini e capacità.



Personalmente, a Ombretta Fumagalli Carulli devo non solo l’inizio della mia carriera, ma eterna gratitudine per l’esempio e gli insegnamenti appresi in quegli anni di intensa collaborazione. Sono anche convinto, però, che a lei debba andare il riconoscimento convinto e grato dell’intero Servizio nazionale della protezione civile, che oggi prospera grazie ad alcuni semi da lei piantati in quei mesi così difficili, ma anche così fruttuosi.


Un suo successore, dotato di un’intelligenza e un’ironia fuori dal comune, una volta, osservando il cartiglio che nella sala riunioni della sede di via Ulpiano riporta -come è usanza- i nomi dei vertici del sistema nazionale di protezione civile, disse che scorrendoli tutti non era poi così sicuro di voler far parte di quel club. In effetti, una considerazione condivisibile, visti alcuni di quei nomi. Non c’è dubbio, però, che il nome di Ombretta Fumagalli Carulli in quell’elenco ci sta a pieno titolo e per vero merito. E così sarà nel perenne ricordo di tutti gli operatori del Servizio nazionale della protezione civile.


Roberto Giarola

Rappresentante del Comitato Tecnico Scientifico di ISPRO

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